IDRAULICO in Torino Flavio Cozzolino






UNI CIG 7129/08 UNI TS 11147


idraulico Torino documenti




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Soluzione a tutti i problemi idraulici residenziali e commerciali.
Installazione di impianti di riscaldamento, gas, produzione acqua calda e fredda, con fornitura di apparecchi delle migliori marche
Manutenzione straordinarie su caldaie, scaldabagni.
Perdite d'acqua, allagamenti, tubi rumorosi, pressione idraulica bassa, scarichi intasati, condutture gelate, nuovi allacciamenti.
IDRAULICO TORINO - FLAVIO COZZOLINO
tel: 3208844895

Tutti i lavori idraulici eseguiti sono a norma di legge 22 Gennaio 2008 n° 37 (ex legge 46/90).
L' ex legge 46/90 regolamenta la sicurezza e l' affidabilità degli impianti idrici, idrosanitari, di riscaldamento e climatizzazione.

Tutti i lavori termoidraulici inoltre tengono conto del D.P.R. 59/2009 (Dlgs 192/05) in materia di risparmio energetico.
Il D.P.R. 59/2009 (Dlgs 192/05) regolamenta l' efficienza energetica degli impianti di riscaldamento e degli impianti termici prevedendo la contabilizzazione e la termoregolazione del calore per singola unita' abitativa in tutti gli edifici esistenti con più di 4 unità abitative.





Normativa GAS - UNI CIG 7129/08 - SINTESI E NOVITA'

La UNI 7129 edizione 2008 è la più importante norma tecnica per gli impianti domestici e similari alimentati a gas combustibile. La presente norma è stata ratificata dal Presidente dell’UNI ed è entrata a far parte del corpo normativo nazionale il 30 ottobre 2008.Nella sua nuova edizione per la prima volta la norma è strutturata in quattro parti, ognuna dedicata a uno specifico macro argomento, vediamo le principali novità.

IMPIANTO INTERNO

Punto d’inizio

La possibilità di manovra del dispositivo d’intercettazione che costituisce il punto di inizio deve essere limitata esclusivamente all’utente interessato. A tale scopo, se necessario, si ritengono idonei rubinetti con chiavi, nicchie ed armadietti con chiave ad uso esclusivo, altri dispositivi similari.

Presa di pressione

Nel caso in cui il gruppo di misura non sia dotato della presa di pressione di competenza dell’azienda, il rubinetto che costituisce il punto di inizio deve essere collegato al codolo di uscita del contatore. Nel caso invece la presa di pressione, fosse presente all’origine, il rubinetto deve essere collegato al codolo/filetto di uscita della presa di pressione. Gli impianti interni devono essere dotati di una presa di pressione facilmente accessibile e ad uso esclusivo dell’utente. La presa di pressione deve essere posta a valle del dispositivo d’intercettazione che costituisce il punto d’inizio oppure, può essere compresa nel dispositivo di intercettazione stesso.

Tubi di polietilene

È consentito il collegamento diretto fuori terra solo ai gruppi di misura esterni all’edificio se protetti da appositi alloggiamenti (armadio o nicchia) in conformità alla UNI 9036. L’eventuale tratto del tubo in polietilene fuori terra, non contenuto all’interno dell’apposito alloggiamento, deve essere il più breve possibile e deve essere protetto in ogni sua parte mediante guaine, profilati metallici o per mezzo di manufatti edili.

Giunzioni per tubi di polietilene

Le giunzioni dei tubi di polietilene possono essere realizzate mediante:

- raccordi di polietilene conformi alla UNI EN 1555-3 con saldatura per elettrofusione
- realizzata in conformità alla UNI 10521;
- raccordi di polietilene conformi alla UNI EN 1555-3 con saldatura per fusione a
- mezzo di elementi riscaldati conformemente alla UNI 10520;
- raccordi meccanici conformi alla UNI EN 1555-3;
- raccordi meccanici con giunzioni miste polietilene - metallo, conformi alla UNI 9736.
- I raccordi meccanici possono essere installati fuori terra o in pozzetti di ispezione.

Valvola intercettazione ingresso alloggio

Se il gruppo di misura (contatore) o il punto d’inizio non è ubicato all’interno dell’alloggio, o in spazi di esclusiva pertinenza dell'alloggio stesso (balconi, cortili, giardini, ecc.) deve essere installato un dispositivo di intercettazione generale in uno dei luoghi sopra indicati. Tale dispositivo deve essere in posizione accessibile. In alternativa al rubinetto di intercettazione generale è possibile installare un dispositivo d'intercettazione (elettrovalvola), conforme alla UNI EN 161, azionato da comando a distanza il cui dispositivo di manovra (pulsante, interruttore, ecc.) per l’apertura o l’interruzione del flusso di gas, deve essere posto all’interno dell’alloggio e deve risultare accessibile all’utente anche se "persona diversamente abile". L’elettrovalvola con comando a distanza,può essere utilizzata solo in presenza di apparecchi di utilizzazione provvisti del dispositivo di sicurezza per assenza di fiamma. Nel caso in cui all’interno dell’unità abitativa (alloggio) è installato un solo apparecchio e la tubazione interessa un solo locale, il dispositivo di intercettazione generale può coincidere con il rubinetto d’utenza.

Divieti

Non è consentito il sottopasso degli edifici, ovvero la percorrenza delle tubazioni sotto le fondamenta, all’interno di vespai e intercapedini non accessibili. Non e consentito posare le tubazioni del gas direttamente sotto traccia, anche se con guaina, nel lato esterno dei muri perimetrali dell’edificio e delle sue pertinenze. Non è consentita la posa delle tubazioni sotto traccia, compreso sotto pavimento, nei locali costituenti le parti comuni dell’edificio. Non è consentita la posa sottotraccia della tubazione in diagonale ed obliqua. Non è consentito collocare giunzioni filettate e meccaniche all’interno di locali non aerati o non aerabili. Non è consentita la posa delle tubazioni di polietilene all’interno del perimetro del corpo dell’edificio.

INSTALLAZIONE DEGLI APPARECCHI

Negli impianti gas di nuova progettazione e realizzazione ed in quelli ristrutturati non è consentita l’installazione e l’utilizzo di apparecchi privi del dispositivo di sorveglianza di fiamma.
Gli apparecchi a gas devono essere installati ad una distanza di almeno 1,5 m da eventuali contatori, siano essi elettrici o del gas.
Nel caso non si riesca a rispettare la distanza di cui sopra, è necessario realizzare dei setti separatori tra apparecchio e contatore in modo da evitare che eventuali fughe di gas possano trovare punti di innesco.
Gli apparecchi di utilizzazione a gas non possono essere installati sulla proiezione verticale del piano di cottura a gas.
È vietata l’installazione di apparecchi di utilizzazione nei locali/ambienti costituenti le parti comuni dell’edificio condominiale quali per esempio scale, cantine, androni, solaio, sottotetto, vie di fuga, ecc. se non collocati all’interno di vani tecnici di pertinenza di ogni singola unità immobiliare e accessibili solo all’utilizzatore.
I locali di installazione degli impianti alimentati a gas naturale (metano) e degli apparecchi di portata termica nominale massima non maggiore di 35 kW possono comunicare direttamente con le autorimesse fino a 9 posti auto e non oltre il secondo interrato (compreso i singoli box) purché la comunicazione sia protetta da porte aventi caratteristiche di resistenza al fuoco E 120.
Nei monolocali è ammessa l’installazione di apparecchi di cottura purché dotati di sistema di sorveglianza di fiamma. È vietata l'installazione di apparecchi di tipo B destinati al riscaldamento degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, in locali nei quali siano presenti generatori di calore a legna (o combustibili solidi in genere) e in locali ad essi adiacenti e comunicanti. Tale disposizione non si applica se gli apparecchi alimentati con combustibile solido sono caratterizzati da un focolare di tipo stagno rispetto all’ambiente in cui sono installati.

REALIZZAZIONE DI VENTILAZIONE/AEREAZIONE

Nel caso in cui nel locale siano installati apparecchi di cottura con sorveglianza di fiamma in cui la aerazione e la ventilazione sono assicurate mediante aperture permanenti le aperture stesse devono essere realizzate come segue:

a) una prima, destinata all’aerazione del locale di installazione. Tale apertura deve essere posizionata in prossimità del soffitto, ad un’altezza comunque non minore di 1,80 m dal livello del pavimento e deve avere una sezione netta almeno pari a 100 cm2; l’apertura deve essere realizzata necessariamente nel locale stesso di installazione dell’apparecchio di cottura;
b) una seconda, destinata alla ventilazione del locale di installazione. Tale apertura deve avere il filo inferiore in prossimità del pavimento, ad un’altezza comunque non maggiore di 300 mm dal pavimento stesso e deve avere sezione netta almeno pari a 100 cm2; l’apertura può essere realizzata nel locale stesso di installazione dell’apparecchio di cottura o nel locale per l’aria comburente.

EVACUAZIONE PRODOTTI DELLA COMBUSTIONE

La norma si applica ai sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione asserviti ad apparecchi aventi singola portata termica nominale massima non maggiore di 35 kW.
Sono esclusi i sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione asserviti ad apparecchi a condensazione o affini e ad apparecchi per la ristorazione e ospitalità professionale.
Lo scarico dei prodotti della combustione deve avvenire a tetto.
In caso di impossibilità di scarico a tetto, ove consentito, possono essere adottati altri sistemi di scarico.
Una novità importante riguarda i canali da fumo degli apparecchi tipo B:
i canali da fumo per gli apparecchi di tipo B a tiraggio naturale con scarico verticale devono seguire le seguenti indicazioni:

- essere dotati di un tratto verticale di lunghezza non minore di due diametri
- avere, dopo il tratto verticale, per tutto il percorso rimanente, andamento ascensionale, con pendenza minima del 5% (equivalente a circa 3°). La parte ad andamento sub-orizzontale (ascensionale) non deve avere una lunghezza maggiore di 1/4 dell'altezza efficace H del camino e comunque non deve avere una lunghezza maggiore di 2 500 mm; per il collegamento a canne collettive il tratto sub orizzontale non deve avere una lunghezza maggiore di 1 000 mm

Gli eventuali cambiamenti di direzione devono essere realizzati unicamente mediante l’impiego di elementi curvi rigidi.

MESSA IN FUNZIONE DEGLI APPARECCHI

Prima della messa in servizio di un impianto domestico e similare di nuova realizzazione occorre acquisire i seguenti dati:

- tipo di gas combustibile;
- tipologia degli apparecchi;
- potenzialità complessiva degli apparecchi installati e/o installabili.

Si procede quindi alla verifica della compatibilità tra l’apparecchio di utilizzazione e l’impianto gas e successivamente alla sua messa in servizio.
Prima dell’allacciamento di un apparecchio all’impianto interno, “l’operatore” deve necessariamente effettuare una verifica della compatibilità tra i vari componenti che costituiscono l’impianto gas, ricorrendo anche alla consultazione della documentazione pertinente.
In particolare deve essere verificato che:

- l’apparecchio da allacciare sia idoneo per il tipo di gas combustibile con cui sarà alimentato;
- i materiali utilizzati per realizzare l’impianto interno siano idonei e conformi alle norme di prodotto indicate nella norma di installazione adottata;
- le dimensioni delle tubazioni che costituiscono l’impianto interno siano compatibili con le caratteristiche dell’apparecchio da allacciare;
- il dimensionamento del sistema di evacuazione dei prodotti della combustione e i materiali siano compatibili con le caratteristiche dell’apparecchio da allacciare;
- i sistemi di ventilazione e aerazione del locale di installazione, se necessari, siano adeguati.

Messa in servizio dell’impianto domestico e similare di nuova realizzazione

La messa in servizio di una o più apparecchiature e del loro impianto gas deve essere effettuato avendo a disposizione il gas combustibile.
La procedura per la messa in servizio dell'impianto domestico e similare prevede di
effettuare le operazioni di seguito riportate:

- spurgo della tubazione che costituisce l’impianto interno dalla eventuale presenza di gas inerte o aria, utilizzato durante il collaudo;
- controllo dell’assenza di fughe di gas su tutto il tratto della tubazione che costituisce l’impianto interno compreso il raccordo di collegamento al sistema di misura (contatore);
- messa in servizio degli apparecchi di utilizzazione.

Messa in servizio di un impianto domestico e similare modificato

Occorre verificare in base alla modifica apportata l'idoneità di:

- locale d'installazione, ventilazione, areazione
- funzionalità del sistema fumario
- tenuta, esame visivo e verifica dimensionale dell'impianto interno

Messa in servizio di un impianto domestico e similare riattivato

Di seguito sono riportate le procedure per la messa in servizio dell’impianto dopo una sospensione di fornitura avvenuta a seguito di situazioni di pericolo, quali:

- dispersioni di gas;
- mancata funzionalità del sistema fumario.

Nel caso la fornitura sia stata sospesa per perdita di gas effettuare, nell’ordine, le seguenti operazioni:

- individuazione ed eliminazione causa della perdita;
- la verifica di tenuta con aria;
- il controllo degli apparecchi secondo le indicazioni riportate nel libretto di istruzioni fornito dal fabbricante;
- la verifica dell’idoneità del locale di installazione, della ventilazione e aerazione, ai sensi della normativa applicabile;
- l’esame visivo dell'impianto interno.

Nel caso la fornitura sia stata sospesa per mancata funzionalità del sistema fumario del sistema fumario,prevede di effettuare, nell’ordine, le seguenti operazioni.

- la verifica dello stato del sistema fumario secondo la UNI 10845;
- il dimensionamento delle eventuali aperture di ventilazione secondo la 7129-2.
- ottenuta la riattivazione della fornitura occorre eseguire la messa in servizio dell’impianto e degli apparecchi in conformità ai punti precedenti.







Normativa GAS - UNI TS 11147 - Utilizzo dei GIUNTI a PRESSARE

L'utilizzo di nuovi materiali e di nuovi sistemi di posa può essere molto utile per velocizzare la realizzazione degli impianti e per garantire l'innovazione nel settore.

Ogni nuovo sistema deve essere conpreso nelle norme nazionali: la UNI TS 11147 garantisce il corretto utilizzo dei "giunti a pressare"
(di M. Prada tratto da www.infoimpianti.it)

L’emanazione, da parte di UNI, nel febbraio 05 della specifica tecnica UNI TS 11147 - Impianti di adduzione gas per usi domestici alimentati da rete di distribuzione, da bombole e serbatoi fissi di GPL, realizzati con sistemi di giunzione a raccordi a pressare – Progettazione, installazione e manutenzione, ha regolamentato l’attività di installazione nel settore degli impianti a gas per uso domestico per un prodotto da tempo disponibile sul mercato.

In attesa della futura emanazione della norma tecnica europea, attualmente progetto di norma PrEN 14905, la citata specifica tecnica è valida in Italia, per un periodo pari a tre anni. Una Specifica Tecnica, emanata dallo stesso Ente Normatore, recepita per la costruzione degli impianti alla regola dell’arte, differisce da una Norma Tecnica perché ha un periodo di validità.

Questa specifica si applica per la progettazione, installazione e manutenzione degli impianti di adduzione di VII specie, per gas della I, II e III famiglia in accordo con le norme UNI 7129 e UNI 7131. Essere in accordo con una norma tecnica, significa introdurre informazioni aggiuntive per l’installazione e il collaudo di specifici materiali, su impianti che per la restante parte, sono costruiti con le stesse regole dettate dalle norme vigenti sull’argomento. Nella specifica, oltre alle prescrizioni per realizzare gli impianti, sono riportate anche le limitazioni per l’installazione del sistema di raccordi a pressare in rame. Per esempio, gli impianti ricadenti nel campo d’applicazione del D.M. 12/04/96, non sono assoggettabili alla specifica.

Questo significa che non è possibile utilizzare i raccordi a pressare per costruire la linea d’adduzione gas di una centrale termica, sia nella parte esterna al locale che ospita il generatore, sia nella parte interna. Un’altra limitazione sulle modalità di installazione, riguarda gli impianti gas ad uso domestico, dove i raccordi a pressare si possono usare esclusivamente nella parte esterna dell’impianto interno, cioè nel tratto di tubazione individuabile dal punto di consegna gas, fino al punto d’ingresso dell’unità immobiliare o edificio da servire.

Pensiamo un impianto tipo in edificio unifamiliare, per esempio una villa. Il sistema dei raccordi a pressare potrà essere installato solo nel tratto d’impianto, posto in ambiente esterno; dal contatore posto in recinzione fino al punto d’ingresso sul muro perimetrale dell’edificio (fig.1). Nella parte interna allo stesso (ambiente interno), l’impianto dovrà essere eseguito in conformità alle citate norme tecniche UNI 7129 e UNI 7131. Tale regola, vale anche per gli edifici multifamiliari.

Ancora, il raccordo ha una durabilità limitata nel tempo (vita utile del componente), legata al deterioramento dell’O-Ring di tenuta, che deve essere dichiarata dal costruttore nel libretto di istruzioni. Un impianto costruito con questo sistema, richiede la verifica periodica della tenuta dei suoi componenti, oltre alla manutenzione periodica richiesta da leggi e norme vigenti. Per assolvere questi compiti di verifica sugli impianti, ci può aiutare la Norma UNI 11137-1- Linee guida per la verifica e il ripristino della tenuta di impianti interni in esercizio. In questa, vengono prescritte le modalità di prova per la verifica della tenuta per impianti interni in esercizio e le procedure di controllo successive alle riparazioni per il ripristino della tenuta. Le condizioni di prova sono definite in funzione alla famiglia del gas distribuito e al gas utilizzato per la prova.

Vengono indicati valori di perdita definiti, utilizzati come parametro per categorizzare l’impianto in funzione alla sua condizione di idoneità alla tenuta. Poiché la specifica segnala l’esistenza dell'UNI 11137-1 come norma per le verifiche, anche per gli impianti costruiti con raccordi a pressare, si adotteranno gli stessi valori di perdita indicati per un impianto costruito con i metodi tradizionali. Per lo stesso motivo, se non diversamente indicato, è possibile utilizzare gli stessi intervalli di tempo stabiliti nella norma per verificare la tenuta su impianti in esercizio. Avere posto in evidenza, in prima battuta, alcuni dei limiti che caratterizzano la costruzione degli impianti con il sistema dei raccordi a pressare in rame, non vuole essere una penalizzazione del sistema che invece possiede anche note a favore; per esempio la rapidità di posa e di manutenzione, ma semplicemente vuole essere il modo per fare chiarezza su alcuni dei dubbi più ricorrenti in merito al suo utilizzo.

E' necessario ricordare l’esistenza della circolare del Ministero delle Attività Produttive del 27/07/05, in merito all’utilizzo dei raccordi a pressare in reti di adduzione gas per edifici civili, pubblicata in G.U. del 02/08/05 – n.178. Nella circolare, il MAP consente la deroga all’obbligo di posa dei raccordi a pressare, limitato dalla specifica alla sola parte posta in ambiente esterno dell’impianto interno del gas. Nel testo, il Ministero ricorda che, in conformità alle disposizioni del DPR 447/91, è consentito utilizzare norme tecniche emesse da organismi normatori di cui all’allegato II della direttiva 98/34/CE. Nella fattispecie, usando la norma belga NBND 51-003, versione feb.05, è possibile installare i raccordi a pressare anche in ambiente interno, purché sia possibile dimostrare di raggiungere un livello di sicurezza equivalente. In merito a quest’ultima affermazione, nella circolare non vengono date ulteriori spiegazioni.

Presumibilmente viene lasciato agli installatori e ai progettisti il compito di dimostrare il livello di sicurezza equivalente di un sistema tecnicamente differente, rispetto al livello di sicurezza garantito dai collaudati sistemi tradizionali prescritti nelle ormai note norme di installazione UNI 7129 e 7131. Inoltre, è importante considerare che gli attori coinvolti, si troveranno almeno per i primi tempi, a dover reperire e a operare nel rispetto delle prescrizioni dettate da una norma tecnica scritta in un’altra lingua. Nella circolare, vengono date indicazioni per definire e mantenere le condizioni d’idoneità di impianti realizzati con raccordi a pressare prima del febbraio 05

Contenuti tecnici e condizioni d’applicazione della specifica

La trattazione dell’argomento sarà esposta esclusivamente seguendo i soli contenuti della specifica. Il campo d’applicazione è la progettazione, l’installazione, il collaudo e il rifacimento d’impianti o parte di questi, realizzati con i raccordi a pressare e con tubazioni in rame e sue leghe. Gli impianti assoggettabili sono quelli ad uso domestico e similare. Nei termini e definizioni troviamo quella di impianto interno, identificato come l’insieme delle tubazioni e degli accessori posti a valle del punto di consegna fino al collegamento degli apparecchi utilizzatori (questi esclusi); ciò significa che gli impianti interni comprendono sia le tubazioni esterne sia quelle interne all’unità abitativa o edificio da servire. Ricordiamo che la specifica in oggetto prevede la realizzazione con raccordi a pressare limitatamente alla parte d’impianto posta in ambiente esterno. Per il tratto d’impianto in ambiente interno, i sistemi di giunzione sono realizzati con i metodi prescritti dalle norme UNI 7129 e UNI 7131.

Il punto di consegna al cliente è un’altra definizione interessante per l’applicazione della specifica. Negli impianti alimentati a rete di distribuzione si identifica nell’uscita dal gruppo di misura. Se l’impianto non è alimentato da una rete, il punto di consegna può essere il raccordo di collegamento alla bombola (bidone) o il dispositivo d’intercettazione generale (rubinetto/contatore), posto dopo il riduttore di secondo salto del serbatoio. Un’interessante novità, introdotta dalla specifica pone a valle del misuratore una presa di pressione e un dispositivo d’intercettazione dell’impianto (rubinetto). La presa inserita consente l’esecuzione delle prove di collaudo a tenuta dell’impianto, richieste dopo la costruzione; ma è anche utile per eseguire prove di verifica alla tenuta durante la vita dello stesso.

Questo schema di costruzione potrebbe essere adottato per tutti gli impianti ad uso domestico, di nuova costruzione, anche quando non sono utilizzati sistemi di raccordi a pressare. Evidentemente, risulterà più semplice all’operatore verificare; sia la mancanza di fughe dell’impianto, collegando direttamente l’apparecchiatura di prova alla presa di pressione; sia utilizzare con estrema facilità una pressione di prova differente da quella di distribuzione (rif. UNI 11137-1 p.to 6.1).

La presa di pressione deve essere accessibile solo al proprietario dell’impianto e agli addetti ai lavori.

I punti di raccordo, tra le tubazioni in rame e quelle in acciaio, con rubinetti d’intercettazione, accessori e componenti, nonché con la stessa presa di pressione, devono essere realizzati a mezzo di raccordi con terminali misti, filettati da un lato e a pressare sull’altro.

Nel quinto paragrafo la specifica riporta le regole generali per la posa in opera delle tubazioni dell’impianto gas. In parte, queste ricorrono nelle prescrizioni dettate dalle norme UNI 7129 e 7131, con le quali la specifica é in accordo; ma ne vengono introdotte altre pertinenti al sistema adottato. In termini generali, per la posa delle tubazioni, si prescrive la necessità di garantire una facilità di accesso e di manovra per consentire le operazioni di verifica e manutenzione. Pertanto, durante la posa dell’impianto, è necessario considerare una collocazione dei raccordi in luoghi facilmente accessibili e valutare la disponibilità degli spazi di manovra per gli strumenti utilizzati per il serraggio dei raccordi i quali sono caratterizzati da una loro dimensione geometrica, propria del sistema adottato.

Posa in canaletta in edificio unifamiliare e multifamiliare

Tra le modalità di posa, viene introdotta la novità della posa in canaletta. La canaletta, contenente il singolo tubo nel caso dell’edificio unifamiliare o il fascio di tubi nel caso dell’edificio multifamiliare, sarà ad uso esclusivo delle tubazioni del gas. Può essere realizzata con un corpo fissato alla parete perimetrale esterna, di materiale resistente alle intemperie, oppure ricavata nell’estradosso della stessa parete. In questo caso, le pareti in muratura delimitanti la canaletta devono essere rese impermeabili al gas utilizzando lo stesso metodo prescritto dalla UNI 7129, la zaffatura con malta di cemento. In entrambi i casi, le canalette potranno avere una superficie di chiusura, un coperchio, non completamente chiuso, ma con superficie grigliata/forata per consentirne la ventilazione. Tale copertura deve essere rimovibile per garantire le operazioni di manutenzione delle tubazioni.

In entrambi i casi, il coperchio può servire per proteggere i tubi dall’esposizione diretta ai raggi solari e dagli urti.

Il coperchio non è obbligatorio, ma concorre a garantire una maggiore robustezza alla struttura, in particolare per la canaletta fissata alla parete. In casi particolari, si può installare una tubazione in canaletta non provvista di copertura grigliata, si rende però necessario garantire l’aerazione della stessa praticando due aperture, una in basso e una in alto. Quella in basso deve essere posta in modo da garantire la fuoriuscita di liquidi ristagnanti, per esempio le condense. Se la canaletta ospita una tubazione che trasporta gas con densità relativa maggiore a 0,8 (GPL), l’apertura d’aerazione posizionata in basso non può essere posta a un livello più basso del piano di campagna. La stessa canaletta deve rispettare queste condizioni. Inoltre, deve essere collocata a una distanza maggiore di un metro da possibili fonti di innesco o da aperture quali porte, prese d’aria o finestre, comunicanti con locali o vani posti sotto il livello di campagna e distare almeno 2 m. da tombini di qualsiasi tipo.

Nel caso di posa in canaletta per edificio multifamiliare, poiché si hanno più tubi paralleli tra loro, si deve predisporre una dimensione della stessa, tale da potere operare comodamente con la pinza di pressatura dei raccordi. Le dimensioni di una canaletta per posa in edificio multifamiliare, sono funzione del sistema di raccordi a pressare adottato dall’impiantista. Ogni sistema ha le proprie caratteristiche costruttive e dimensionali; l’interasse tra i tubi paralleli e le distanze tra i tubi esterni al fascio con le pareti della canaletta, sono calcolate in funzione alle dimensioni del raccordo e in funzione agli ingombri della pinza di serraggio dedicata al sistema scelto.

La specifica riporta il divieto di posa sottotraccia per tubazioni con raccordi a pressare. Del resto, la modalità di posa in canaletta è funzionale al divieto imposto nella specifica; consente di posare la tubazione non in vista e garantire contemporaneamente l’accesibilità lungo tutto il percorso.

Posa interrata e attraversamenti

Per la posa interrata, è opportuno precisare che si devono seguire le prescrizioni dettate dall’UNI 7129 per modalità di posa e materiali utilizzabili.

In particolare i raccordi a pressare, installati lungo la tubazione, non possono essere lasciati liberamente sotto terra.

Il concetto fondamentale da rispettare è sempre lo stesso, potere eseguire nel tempo la verifica e la manutenzione sul raccordo.

Per questo motivo, nella specifica si prevede di collocare un pozzetto d’ispezione in corrispondenza di ogni raccordo installato, che permette anche di individuare il percorso interrato della tubazione, come nella UNI 7129.

Il pozzetto deve essere di adeguate dimensioni per consentire le manovre della pinza. Una precisazione interessante è rivolta agli attraversamenti del muro perimetrale dell’unità abitativa da servire; del resto, questo è il confine tra ambiente esterno e ambiente interno dell’impianto. In termini generali, le tubazioni che attraversano la sezione divisoria tra i due ambienti non deve essere discontinua, ovvero non deve presentare giunzioni. Le tubazioni che attraversano il muro devono essere protette con guaina metallica, se questo presenta cavità, o con una non propagante la fiamma se il muro è in mattoni pieni. Sono le stesse prescrizioni dell’UNI 7129. Il raccordo a pressare sarà posto dalla parte del lato esterno dell’attraversamento e disposto in modo tale da consentire agevolmente sia l’installazione, sia la verifica periodica. Le modalità di collegamento al tratto interno dell’impianto, la sua posa e i metodi di esecuzione, sono quelli previste dalla UNI 7129.

Posa in vista e dilatazioni lineari

Quando si sceglie di installare tubazioni a vista, è necessario seguire le prescrizioni per la distanza massima ammessa tra due punti di ancoraggio consecutivi. Lo scopo è di evitare scuotimenti, vibrazioni o sfilamenti alle tubazioni installate. Queste distanze sono definite dal costruttore o, in alternativa, dal progetto di norma europeo prEN 14905. La specifica riporta un prospetto con le distanze massime per lo staffaggio in funzione del diametro del tubo.

Tra le modalità d’installazione, quella a vista è la più sottoposta alle sollecitazioni sulle tubazioni.

La più pericolosa tra le sollecitazioni è quella dello sfilamento del tubo dal raccordo a pressare.

Questo può dipendere dal peso della tubazione quando non si rispettano le distanze di staffaggio, oppure può essere causato dalla dilatazione o contrazione lineare della tubazione, causata da escursioni termiche consistenti.

Il fenomeno della dilatazione/contrazione termica si manifesta sia tra le diverse stagioni nel corso dell’anno, sia nell’arco della stessa giornata.

Per esempio, in una giornata estiva possiamo arrivare a 30-35 gradi di giorno e a 22-24 gradi di notte; la differenza termica nella giornata oscilla tra 8 e 11 gradi.

Le dilatazioni lineari sono importanti perché possono arrivare a determinare seri danni, come spostamenti dei tubi, rotture degli ancoraggi o delle staffe, sfilamento dei tubi dai raccordi a pressare. Queste condizioni possono compromettere la tenuta e l’integrità dell’impianto.

L’appendice C della specifica riporta la formula per il calcolo delle dilatazioni lineari delle tubazioni, in funzione di un calcolato salto termico (delta T); il calcolo della variazione di temperatura è riportato in gradi °K, operando con valori che hanno la stessa unità di misura, di fatto, trasformiamo l’operazione in un calcolo tra numeri adimensionali; pertanto i valori di temperatura sono rilevabili in gradi °C.

Per facilitare i calcoli o per eseguire impianti di modeste dimensioni, si può utilizzare la tabella contenuta nell’appendice.

Vediamo un esempio; abbiamo una tubazione installata a vista su parete perimetrale con sviluppo verticale di 20 m per servire un appartamento al sesto piano.

Dalla tabella, vediamo che un’escursione termica di 10 gradi, l’esempio della giornata estiva, provoca un allungamento di 3,36 mm della tubazione.

Se la giunzione tra i tubi non è eseguita in modo corretto, o non vengono rispettate le distanze di ancoraggio, un simile valore può risultare pericoloso per garantire la tenuta dell’impianto.

In una giornata invernale, le variazioni termiche tra la mattina o la notte, con il giorno, possono dare un valore negativo e quindi causare delle contrazioni, ovvero degli accorciamenti del tubo. Non dobbiamo dimenticare che le tubazioni a vista, sono esposte tutto l’anno alle escursioni termiche, le diverse temperature nelle diverse stagioni possono sottoporre la tubazione a delle consistenti escursioni lineari.

Per questi motivi è necessario predisporre sulle tubazioni dei compensatori di dilatazione come omega, lire o soffietti. Qualora non fossero applicabili questi accorgimenti, si può ricorre al cambio di direzione.

Quando il cambio di direzione è posto in posizione baricentrica e non è ancorato da punti fissi, divide l’allungamento sulle due direzioni in parti uguali.

Lo stesso vale quando su una tratta di tubazione molto lunga raccordata alle due estremità, si pone il punto fisso nel suo baricentro.

Il sistema del cambio di direzione è utile per tubazioni di ridotta lunghezza, ovvero tubazioni che subiscono ridotte dilatazioni, al fine di garantire la tenuta del sistema. Infatti, in un cambio di direzione, i raccordi sono sollecitati contemporaneamente lungo due assi, longitudinale e verticale, determinando così uno spostamento del raccordo in direzione obliqua. Se un tratto di tubazione diritto è privo di compensatore di dilatazione, può essere ancorato a un solo punto fisso. Come vediamo, è molto importante per progettista e installatore definire accuratamente i punti d’ancoraggio fissi e quelli mobili, per gestire il fenomeno delle dilatazioni lineari e consentire alle tubazioni di muoversi senza subire danni.

Accorgimenti per la posa in edifici multifamiliari

Molte delle considerazioni fin qui esposte per l’installazione dei raccordi a pressare, riguardano i criteri di posa negli edifici unifamiliari.

Queste regole sono comuni anche alla posa di tubazioni in edifici multifamiliari. Esistono però alcune precisazioni per queste categorie d’impianti.

Per favorire le operazioni di verifica e manutenzione, questi devono essere rintracciabili.

Ogni tubazione deve essere contraddistinta al fine di individuare l’unità abitativa servita.

L’installazione di tubazioni del gas in edifici multifamiliari, comporta lunghezze rilevanti almeno per una parte delle colonne montanti; pertanto, si deve porre attenzione al problema delle dilatazioni lineari e dei punti di ancoraggio.

La posa in opera delle tubazioni nelle parti comuni esterne di un edificio multifamiliare deve essere eseguita nel rispetto delle disposizioni dettate da leggi e norme vigenti in materia di antincendio negli edifici di civile abitazione. Per questo motivo, con questo tipo di giunzioni, non è possibile installare tubazioni gas negli androni o negli scantinati, a meno che non si applichi la tecnica corretta. Dobbiamo ricordare che il raccordo a pressare ha bisogno di manutenzione e deve essere collocato in un posto di facile accessibilità. Pertanto, un impianto con raccordi a pressare, potrà passare nell’androne di un edificio, qualora venga controtubato e si collochino i raccordi a pressare all’esterno dell’androne, in corrispondenza delle estremità del controtubo. Lo stesso concetto vale per il passaggio negli scantinati.

Disposizioni pratiche per l’installazione

Nell’appendice A, la specifica riporta alcune importanti disposizioni di carattere pratico, utili all’installatore quando opera con i sistemi di raccordi a pressare.
Principalmente, si devono rispettare le istruzioni dettate dal costruttore del sistema. In particolare, nella fase d’installazione, è necessario verificare l’integrità e la presenza nella propria sede dell’O-Ring, componente indispensabile del raccordo per garantirne la tenuta. Non si devono utilizzare raccordi di Classe 1, prodotti per l’acqua (per la classificazione dei raccordi, vedi UNI 11065), non utilizzare raccordi danneggiati o raccordi già pressati, anche se in modo parziale.

Non utilizzare tubi con estremità ovalizzate o con sbavature; queste condizioni non garantirebbero la tenuta del raccordo a pressare.

Nel primo caso, la mancanza di tenuta può dipendere dalla mancata concentricità tra le superfici; nel secondo caso, dal possibile danneggiamento dell’O-R di tenuta nella fase di montaggio.

I tubi devono essere intestati, ovvero presentare tagli perpendicolari all’asse del tubo con superfici perfettamente combacianti. Questo è molto importante per la tenuta. I tubi non devono essere tagliati in modo obliquo al loro asse, a fetta di salame per intenderci; pensiamo alle conseguenze che potrebbero verificarsi durante le dilatazioni/contrazioni lineari della tubazione, anche se in fase di collaudo la tenuta del raccordo viene accertata.

Devono essere utilizzati tubi definiti idonei dal costruttore del sistema, per diametro e spessore, al fine di consentire un corretto accoppiamento con il raccordo.

Tali indicazioni devono essere riportate nel libretto d’istruzione dal fabbricante.

In particolare, l’installatore deve considerare che sta installando un sistema di raccordi a pressare; questa affermazione significa molte cose per fornire a lavoro ultimato garanzie di tenuta e correttezza di esecuzione per l’impianto. Ricordiamo che il sistema è costituito dall’insieme dei prodotti indicati dal costruttore e comprende i raccordi a pressare, utensili e tutto quanto necessario per provvedere all’installazione degli stessi.

Attenzione! I raccordi a pressare costruiti da diversi produttori non sono tutti uguali tra loro. Per questo motivo, è indispensabile utilizzare esclusivamente utensili indicati dal costruttore per il serraggio del raccordo che si sta installando. Ecco perché se non viene indicato dal costruttore del raccordo, si dice che non è possibile usare la pinza di un sistema di raccordi con i raccordi di un altro sistema.

Come minimo, ne andrebbe della garanzia della tenuta dell’impianto.

Gli attrezzi devono garantire sempre la massima efficienza, per cui essere accuratamente manutenzionati e puliti. Inoltre, periodicamente devono essere revisionati, se non diversamente indicato nel libretto di istruzioni dal costruttore, e tarati alla pressione di serraggio per garantire la tenuta del raccordo. Devono essere puliti da residui solidi, grasso e sporcizia in genere, questo permette alla superficie della ganascia della pinza, di aderire perfettamente al profilo del raccordo e operare una corretta pressione di serraggio, uniformemente distribuita.

In particolare, per gli attrezzi che possono funzionare a batteria, è importante ricordare, per garantire la costante applicazione del carico di serraggio, una condizione di carica efficiente delle batterie.

Non si possono posare i tubi con raccordi a pressare nei giunti di dilatazione (antisismici) degli edifici.

Si deve prevenire il rischio della corrosione da contatto (effetto pila tra materiali non equipotenziali), pertanto non si devono usare materiali non compatibili al contatto con il tubo di rame come collari zincati o metallici, senza adeguato inserto isolante. Per lo stesso motivo, quando si deve percorrere tratti interrati con tubi di rame, bisogna rispettare le prescrizioni evidenziate nelle norme tecniche con cui la specifica è in accordo.

Doppia prova di tenuta

Terminata l’installazione dell’impianto, l’operatore dovrà eseguire la prova di tenuta. La specifica richiede una doppia prova di tenuta. La prima seguendo le indicazioni dell’UNI 7129 (100 mbar); la seconda, dove il sistema a pressare lo richiede, verrà eseguita ad alta pressione, con valori definiti dal fabbricante o, in mancanza di questi, a un valore minimo di 5 bar. Se il fabbricante non ritiene necessaria la seconda prova ad alta pressione, deve specificarne le motivazioni tecniche. Dobbiamo considerare che un impianto interno costruito secondo la specifica in questione è composto da sistemi di giunzione misti.

Nella parte esterna, saranno installati raccordi a pressare e raccordi misti a pressare con filetti o con estremità a saldare.

Nella parte interna, per esempio in impianto sottotraccia, avremo invece giunzioni saldate e giunzioni filettate per il collegamento a rubinetti e utilizzi.

Eseguendo la prima prova di tenuta a 100 mbar su tutto l’impianto, non solleciteremo i giunti con i raccordi a pressare e verificheremo la tenuta di tutte le giunzioni dell’impianto, sia nella parte esterna, sia in quella interna.

Quando si eseguirà la seconda prova ad alta pressione, destinata a verificare esclusivamente la tenuta dei raccordi a pressare, con una pressione 50 volte più grande rispetto alla prima; solleciteremo gli altri tipi di giunzione, le tubazioni e i componenti dell’impianto, installati in ambiente interno. Per evitare questo, è preferibile limitare la prova ad alta pressione alla parte di impianto esterno. Pertanto, è consigliabile montare un rubinetto di intercettazione generale, internamente all’unità abitativa da servire o immediatamente prima dell’ingresso nella stessa.

Il rubinetto dovrà essere montato sempre a valle dell’ultimo raccordo a pressare. La doppia prova di pressione, nasce per verificare la mancanza del serraggio dei giunti, che alla pressione di prova di 100 mbar prevista dalla UNI 7129, con la sola presenza dell’O-Ring, potrebbero già garantire la tenuta. Non è un caso che esistano raccordi a pressare costruiti con appositi accorgimenti per consentire durante l’esecuzione della prima prova di accertare il mancato serraggio, senza dover così provare l’impianto ad alta pressione.

Nota: la trattazione degli argomenti non intende sostituirsi alla specifica tecnica in oggetto, alla quale si rimanda il lettore per una corretta applicazione delle disposizioni in essa contenute





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